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La bat-mobile

 

Per strada non si circolava: era l'ora di punta.

 

Un traffico allucinante, uno di quegli ingorghi che si vedono una volta ogni dieci anni: camion, furgoni, autobus, e poi taxi, scooter, persino un paio di autoambulanze bloccate con le sirene spiegate.

In mezzo a tutto 'sto casino, la bat-mobile.

 

Batman era evidentemente contrariato dalla situazione che si era creata: già da quindici bat-minuti lampeggiava in cielo il bat-segnale e ancora non sapeva di cosa si trattasse.

 

In altre bat-circostanze avrebbe preso il bat-volo, ma non aveva ancora fatto riparare il dispositivo (il bat-dispositivo) antigravitazionale danneggiatosi in occasione dello scontro avuto con i superdelegati dell'UNICEF. Quei poppanti stavano alzando troppo la cresta, ma aveva dato loro una bella lezione. Oh, se gliela aveva data! Ne andava gonfio e tronfio.

 

Sta di fatto che per un motivo o per un altro si era scordato di portare la bat-vettura dal bat-meccanico (il suo fido maggiordono si era rifiutato categoricamente di di fare anche da meccanico e per di più bat).

Oltretutto, doveva ancora passare a prendere Robin che lo aspettava un paio di isolati più avanti .

 

Ma quel che più gli premeva era scoprire chi poteva aver bisogno del suo aiuto. Per tutti i pipistrelli che popolavano le stanze della sua umile eppur considerevole dimora, non poteva arrivare tardi, non se lo sarebbe perdonato se a qualcuno fosse successa una qualche bat-disgrazia (uhm, 'sti bat iniziano a rompere! Rimedio in un bat-tito!)!

 

Sta di fatto che tardi era già. Decise, allora, di scendere dal suo splendido bat-bolide e, avvistato un ragazzino con dei pattini a rotelle, gli chiese di prestarglieli. Il ragazzino non credeva ai suoi occhi (e neanche alle sue orecchie, a dire la verità): Batman, l'Eroe, il famosissimo Paladino della giustizia aveva bisogno del suo aiuto! Non ci pensò due volte, si tolse i pattini e li consegnò a Batman: in cambiò fu, però, irremovibile nel chiedere le chiavi della bat-macchina: solo una piccola garanzia perché fidarsi è bene, ecc., ecc.

 

Iniziò allora una folle corsa contro il tempo tra pedoni distratti, ciclisti prepotenti e i soliti fissati con il footing.

Più avanti c'era Robin che, vedendo l'amico arrivare di gran carriera, iniziò a prodigarsi in ampi gesti con le braccia. Batman non aveva tempo per fermarsi: travolse il suo apprendista, il quale fu lesto ad aggrapparsi al mantello, e proseguì nella sua disperata progressione.

 

Ormai erano quasi arrivati: sperava solo che non fosse troppo tardi, ma già si preparava all'idea di trovare decine di cadaveri per terra o eserciti di donne stuprate o, peggio ancora, milioni di rampanti yuppies pronti ad invadere le vie di Gotham City.

 

Finalmente arrivarono al punto del richiamo: nulla. Tutto era tranquillo, assolutamente tranquillo, troppo. C'era qualcosa che non quadrava, qualcosa di strano che Batman non riusciva a focalizzare.

 

La bat-spider, dove è? - fece Robin.

 

Il ragazzo dei pattini!!!

Un pensiero folgorò la mente di Batman: tutta quella messinscena era stata architettata da quel losco figuro che aveva preteso la bat-car in cambio dei pattini.

 

Ne era sicuro: si trattava di un delegato dell'UNICEF.

Ma lo avrebbe ritrovato, o se lo avrebbe ritrovato!

O forse, no, ma questa è un'altra storia. Anzi un'altra bat-storia (Hoho, che bat-tuta).

 

La batmobile

 

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