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L'ultima cena

C'erano proprio tutti: San Pietro, San Paolo, San Matteo e tutti gli altri.

Mancava solo San Giuda... eh sì, perché fino a quel momento era santo pure lui, no?

Mentre Gesù si apprestava a spezzare il pane, proprio allora giunse il ritardatario.

- Giudino!

- Scusate, Vostro Signore. Ho avuto un po' da fare col re – rispose Giuda.

- Ancora Erode? Ma quante volte ti avrò detto di lasciarlo perdere quel ragazzaccio! Vedrai dove ti condurranno le cattive compagnie! - disse Gesù con la solita aria da padre eterno.

- È che con tutte queste congiure mica lo si può lasciare solo, poverino... - ribatté Giuda, un poco risentito.

- Va bene! Tutti conoscono la tua generosità! Su, vieni a sederti qui - concluse Gesù, con disapprovazione degli altri discepoli, che bramavano di banchettare il più possibile vicino al Maestro per via del fatto che, essendo il festeggiato, per primo veniva servito.

Quindi, iniziarono a mangiare.

Poi d'un tratto Gesù, dando di gomito a Giuda, sottovoce gli domandò.

- E di grazia, contro chi state congiurando questa volta?

Giuda fu colto di sorpresa e per poco non gli andarono di traverso i fagioli.

- Forse contro quel poco di buono di Catilina? - fece Gesù incuriosito.

- Beh, non proprio... -, disse Giuda alquanto agitato.

- No! Catilina ha già avuto quel che si meritava. Uhm... Aspetta: non me lo dire... CESARE! State congiurando contro Cesare!

- Beh, non so se posso... - azzardò Giuda in evidente imbarazzo.

- Eheh! Quoque tu, Brute fili mi! - fece Gesù un pizzico borioso, ma poi perplesso aggiunse – Ma fai Bruto di secondo nome?

- Ehh... no... - rispose Giuda che era tentato dal dire sì.

- E allora? - fece Gesù che iniziava a spazientirsi.

Giuda non sapeva proprio come trarsi d'impaccio. Una bugia non poteva certo dirla. Primo perché avrebbe dovuto mentire a chi della verità ha fatto un cavallo di battaglia. Ma soprattutto per via di quel fastidioso prurito che sempre seguiva le sue menzogne e che di certo l'avrebbe fatto scoprire.

Proprio allora Simone che voleva tornare a mangiare e che non aveva mai sopportato di essere chiamato Pietro, domandò a Gesù.

- Ma Voi, Signor mio, non siete forse il capo? Non dovreste sapere tutto? E posso fare questo, e posso fare quest'altro. Fanfaronate, con tutto il rispetto! Ma insomma che figura ci fate?

Timidamente un coro di voci gli fece eco.

- Già! Non dite sempre di sapere tutto? - fece Paolo.

- Che figura ci fate? - azzardò Andrea.

E tutti, uno dopo l'altro, si alzarono: San Paolo era il capofila, con un dito di scetticismo San Tommaso, Giacomo figlio di Zebedèo e Giovanni suo fratello più che altro per ischerzo, San Filippo per spirito di corpo e San Pietro che incurante della bagarre che aveva scatenato, continuava ad addentare un cosciotto di pollo.

- Fermi tutti! - gridò allora Gesù - Dove andate?

Gli Apostoli si fermarono: raramente gli avevano sentito alzare la voce e se ne spaventarono. Nell'immobilità generale, solo quella faccia tosta di Pietro continuava a muovere la mandibola.

- E che diamine! E se ve ne andate tutti, io con chi ceno? - continuò, allora, Gesù - Non si può neanche scherzare! Ma certo che lo so contro chi è la congiura, che credete! Scherzavo! - disse e chissà perché subito dopo si segnò.

Alle parole del Signore, gli Apostoli si quietarono e soddisfatti ripresero a mangiare famelici. Compreso Giuda, che aveva tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.

Con più foga e appetito di tutti, come al solito, mangiava Pietro che si era forse messo in testa di dover mangiare anche per Simone.

Al termine della cena, l'oste portò a Gesù un conto salatissimo e Gesù giurò che quella era l'ultima cena che offriva.

E si capisce! Povero Cristo, solo Pietro, quella sera, fece fuori tre interi polli ruspanti.

 

Leonardo Da Vinci: L'ultima cena (1494-1498)

 

 

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