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La vampa d'agosto

"Natava e chiangiva. Per la raggia, per l’umiliazione, per la vrigogna, per la sdillusione, per l’orgoglio ferito […].

Tutto un tiatro, tutta una finzione.

E lui, vecchio, alluciato dalla billizza e perso darrè a quella giovintù che l’imbriacava, c’era caduto, a cinquantacinco anni sonati, come un picciliddro.

Natava e chiangiva".

 

La vampa d'agosto in Sicilia è una morsa che ti afferra al collo e ti impedisce di vivere; un'afa insistente che s'insidia sotto i tuoi indumenti e la tua stessa pelle e ti impregna il cervello; una cappa spietata che ti sfianca e ti irrita.

 

Lo sa bene il Commissario Montalbano che appena può cerca refrigerio in mare e, quando non può, si denuda di fronte ad un ventilatorino a batteria acquistato da un Vù Cumprà, dopo lunga trattativa, per la modica cifra di 30 Euro.

 

Lo sa bene Montalbano che, a causa del caldo ma anche dell'età, non è più brillante nelle intuizioni come un tempo.

 

A Vigata, viene scoperto un efferato omicidio: una quindicenne pare essere stata prima violentata e poi sgozzata.

Non ci voleva proprio per il commissario che aveva programmato qualche giorno di tranquillità assieme alla sua Livia e che d'un tratto si trova impelagato in un torbido mondo fatto di tangenti, pedofilia e appalti mafiosi.

 

È il primo romanzo di Camilleri che ho letto e ne sono rimasto entusiasta. Soprattutto all'inizio.

 

Mi ha colpito molto il linguaggio usato, un misto di siciliano e di linguaggio inventato dall'autore (almeno credo), che interagisce a meraviglia con gli stralunati personaggi della storia.

 

Il prosieguo è magari un po' prevedibile, scontato e precipitoso, ma comunque è un romanzo che m'ha invogliato a leggere altro di Cammilleri e del suo umanissimo Commissario.

 

Edito da Sellerio Editore, fa parte della collana dedicata al noir da "La Biblioteca di Repubblica - L'Espresso".

 

 

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