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Fotografia
Ce l'avevamo fatta.
Non ci conoscevamo, no: eravamo arrivati lì per caso, dal Caso guidati. Era stata un'esperienza terribile ma, alla fine - unici tra migliaia di esseri umani - eravamo riusciti a raggiungere quel luogo straniante, allucinante, ma al tempo stesso così rassicurante: gelidamente confortante. Eravamo al sicuro, infine: e dietro quella campana di vetro pareva nulla potesse scalfirci: nessuno ferirci. Attorno a noi, a perdita d'occhio, centinaia, migliaia di persone: strepitanti con quelle dalle bocche deformate per le grida lancinanti che sembrava urlassero; grida che sentivamo e che tuttavia non sentivamo, protetti come eravamo da quella campana di vetro.
Noi, però, ce l'avevamo fatta. Lei fumava, stancamente, cercando di non pensare, o di dimenticare: senza trovare il coraggio di guardare innanzi a sé: intorno a sé: senza avere la forza di chiedersi: di anche solo immaginare come sarebbe stato d'ora innanzi. Cosa, sarebbe stato.
Sì, cazzo! Ce l'avevamo fatta. I miei pesanti occhi pensanti: lo sguardo perso nel ricordo: la mente persa nella memoria. Davanti e tutt'intorno un olocausto di fantocci : un esercito di manichini. Un inumano ammasso di carne: sudata, viscida: lacerata. Corpi che si mischiavano, si univano, si confondevano in quell'olocausto divenuto immane orgia, tripudio di lussuria, calca estenuante di membra incontrollate. Sguardi folli, eppure così lucidamente consapevoli della propria imminente fine: non v'era scampo: quel gas, che sgorgava dalle viscere degli inferi sì come acqua sgorga da fonte, prima li possedeva e poi, a poco a poco, li sbranava: li dilaniava. Non v'era scampo: non v'era possibilità di fuga.
Se non all'interno di quella campana di vetro.
E noi due ce l'avevamo fatta. Davanti a noi, alle nostre spalle, dappertutto: gente implorante. Si accalcavano addosso al nostro rifugio. Imprecavano. Disperavano. Supplicavano: un gesto di pietà. Un gesto di pietà. Noi potevamo: aprire. Avremmo potuto, solo volendo: ma avevamo... paura: terrore. Di quel gas. E di quegli esseri: inumani.
Noi due ce l'avevamo fatta, cazzo!
Lo avevano preannunciato. Sì: avevano PREANNUNCIATO quell'allucinante sterminio: quel genocidio, quell'opera di distruzione massificata. Ma non erano riusciti a fabbricare un numero sufficiente di quelle campane di vetro.
Noi due ce l'avevamo fatta, continuavo a ripetere: era questa l'unica cosa, quello che contava.
Il tutto sarebbe durato un paio di giorni: dopo, la vita sarebbe ricominciata.
Di nuovo.
Da capo.
Keith Haring
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