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PODOLOGIA D'UN ODORE IN TRE ATTI

 

 

ATTO I

PROFUMO D'ESTATE

 

SSSNNNIIIFFF !

Ahhh! Che bellezza!

Esco e per le vie del centro già ogni cosa mi parla d'estate: saltello fischiettando e in piazza dei bambini giocano coi gavettoni e cantano al mio passare e il loro sudore, misto ad acqua, emana una fragranza... snif... fanciullesca.

 

Zompetto allegramente tra un vicolo e l'altro e i negozianti danzano leggiadri con le massaie, e le loro energie si fondono in un unico... snif... poderoso aroma d'amore.

Ma è poco fuori del centro, dove si stende infinita la campagna, che m'accorgo veramente dell'imminenza dell'estate: le ciliegie maturano e la loro fragranza è... snif... musica per il mio naso, e la mia bocca non può fare a meno di ascoltarne la melodia e di parteciparne il dolce sentire.

Gli uccellini cinguettano allegri e sorridenti e canticchiano al mio passaggio, lasciandomi, solitari passeri furbetti, ricordini sul capo e sulle spalle... snif... profumati anch'essi di vigore e di leggerezza.

 

E pei campi vaga il mio animo felice, tra covoni di grano appena mietuto, balle di fieno or ora raccolto e piantagioni di pomodori freschi che di freschezza sanno e di rossa bontà... snif, snif.... a parte proprio qui dove, forse, qualche pomodoro andato a male emana un lezzo tale che assale la mia vista e oscura, per un attimo, il mio folle pensiero d'estate.

 

Ma non è che un piccolo incidente di percorso, insignificante eclissi della mia mente di luce, e subito riprendo a piroettare tra alberi e straduzze e ancora una volta le mie orecchie sono catturate da un'aroma inebriante che sa d'estate e... snif... e anche un po' della merda di vacca che ho testè calpestato. Ma non ci faccio troppo caso e riprendo a correre leggero come l'aria d'estate e sudo, sì, sudo ed espello le tossine accumulate nelle buie stagioni invernali.

 

E il sudore mi gocciola dalla fronte e rapidamente mi inebria; mi cola negli occhi e dolcemente mi acceca; mi scivola nelle orecchie e soavemente mi stordisce; mi precipita in bocca e felicemente mi disgusta; mi impregna i baffi, che se la ridono lì sopra la bocca, e l'acre, tuttavia meraviglioso, aroma d'estate mi evapora nelle narici. E solo allora avverto l'estasi del solleone... snif... il rigoglioso vigore della piantagione... snif... l'indescrivibile odore del melone... snif, snif... l'indicibile puzzo della nuova stagione.

 

...

 

Mumble, mumble!

 

L'odore dell'estate non mi pare poi tutto questo granché.

 

Forse è perchè... perchè... è ancora... PRIMAVERA!

Ma sì, deve essere per forza così, ahh!

 

E allora fatta l'illuminante scoperta, decido di rimandare a domani la coraggiosa esplorazione olfattiva della nuova stagione e, danzando sulle punte e saltellando di qua e di là, me ne torno speranzoso al mio giacinto.

La mattina dopo, felice come a Pasqua, gorgogliando e sprizzando allegria e contentezza, spalanco la finestra e con essa le fauci e inerme attendo di essere stordito dal rigoglio della più seducente delle quattro sorelle.

 

Ahhhh!!! Estate!

Snif!

Finalmente!

Snif, snif!

Il profumo dell'estate!

Snif, snif, snif!

Più che un profumo... snif... è quasi... SSNNIIFF... UNA PUZZA TREMENDA!

 

Un orripilante tanfo che entra al seguito di un nugolo di zanzare, anch'esse orribili creature della notte e ancor più della meravigliosa stagionucola.

Tento di richiudere la finestra in un colpo, ma non faccio in tempo, povero me! Il mio ancora ignudo piede destro diventa subito facile preda dei puntuti mostriciattoli.

 

Ma è questione di pochi attimi. I sanguinolenti piccoli Nosferatu non fanno in tempo a gustarsi il delizioso fluido; sono ancora lì che si inebriano dell'indifeso nettare quando, d'improvviso... cadono stecchiti!

Ad uno ad uno gli efferati insettucoli precipitano a terra come cacciabombardieri abbattuti da un'invisibile contraerea nemica.

 

Snif!

È guerra chimica.

Snif, snif!

Comincio a insospettirmi.

Snif, snif, snif!

 

Vuoi vedere che quell'odore d'estate che tanto profumato non m'era mai parso, insomma tutta quell'orribile puzza, quel tanfo malefico viene proprio... snif... da... snif... ma no... che assurdità... snif, snif... cosa vado a pensare...SSSNNNIIIFFF!!!

 

IL MIO PIEDE DESTRO!!!

 

Particolare d'un piede destro

 

 

 

ATTO II

VENDETTA INODORE

 

Mi sento male. Sto male, aiuto!

Tutti quegli odori, quella miscela di fetori vari, quel groviglio di aromi malefici, di cui stolidamente incolpavo l'estate, provengono, dunque, dal mio piede destro.

Il mio piccolo, dolce, un po' sudaticcio piede destro.

 

A poco a poco torno ad abituarmi a quegli effluvi che, per un attimo, m'erano parsi estranei, e inizio a riflettere.

Traballava il mio naso di fronte a quei vagheggiamenti olfattivi.

Quel puzzo era inebriante. Mi interessava, mi sorprendeva, mi ammaliava.

Mi devastava: il setto nasale.

Era un enigma. Un rompicapo.

 

Uhm!

 

Mumble, mumble!

 

È, dunque, arrivato il momento?

 

Alzo la testa e il mio sguardo viene immantinente catturato da quella bacinella che da mesi ormai giace inutilizzata sopra quello stipo, accanto a quel pezzo di sapone di marsiglia che, anni prima, avevo comprato col presentimento di usarlo.

 

Mi sorridono, la bacinella ed il sapone, e con tenerezza ed algida dolcezza mi trascinano verso il lavello.

 

L'acqua inizia a scorrere fluida e la cara bacinella, in pochi attimi, è colma sino all'orlo. Immergo, allora, il pezzo di sapone che sa di bucato e l'acqua inizia a schiumare e si fa accogliente per il mio claustrofobico piede destro.

Lo lavo, lo strofino, lo sciacquo e lo rilavo e di nuovo lo strofino e lo risciacquo: più volte sino a che, da marroncino sbiadito che era, ritrova il suo candido, atavico nitore e – spero - il suo innocuo odore.

 

Lascio la bacinella che da bianca è divenuta nera; con materna accuratezza, avvolgo la mia dolce estremità in un morbido e sensuale asciugamano e asciugo e asciugo e asciugo.

 

E massaggio e massaggio e massaggio.

 

E accarezzo e accarezzo e accarezzo.

 

Come è lindo, il bimbo, ora: con quella pelle delicata, morbida e profumata, come quella del più imperscrutabile dei poppanti.

 

Ed io finalmente trovo di nuovo il coraggio di avvicinare il mio apparato olfattivo all'inoffensivo arto.

 

Sssnnniiiffff!!!

 

...

 

AAARRRGGGHHHHHH!!!

 

Non è possibile, non ci posso credere: il puzzo mi sovrasta, mi annienta, mi distrugge, mi... mi... calma!

 

Allontano il piede dal mio naso ma più di tanto non posso fare: lo tengo ad una distanza di un metro e settanta, ma, gulp!, non è sufficiente.

 

Le malefiche esalazioni si arrampicano, si inerpicano lungo le mie gambe aggrappandosi grinzose alle pieghe dei miei indumenti.

 

Mi spoglio.

 

E nudo mi sento meno nudo di fronte ai viscidi tentacoli dell'orripilante mostro, ma è solo per poco, perchè l'essere informe presto impara ad incunearsi attraverso la mia folta peluria che ne rimane impregnata.

 

E allora mi depilo: mi rado a zero dappertutto. Non devo dare alcun vantaggio all'infido nemico e dopo il rasoio: la ceretta e il fuoco.

 

Tutto bruciato, tutto bruciato: odore di pelo bruciato e nulla più.

 

Ma è per poco.

 

Il mostro si trasforma: Darwin aveva ragione. La specie si evolve e quanto più avverte il pericolo, tanto più si trasforma e muta il suo DNA e lo adatta alle avverse e mutate circostanze.

 

È un mutante, il mio nemico.

 

E allora non mi rimane altro da fare.

 

Afferro una sega e lo amputo.

 

Anf, anf, anf!

 

Non ride più, il mostro.

Penzola, inerme e gocciolante sangue, dalla mia mano che lo tiene per l'alluce, e lo guardo impietoso, senza nutrire più alcun sentimento per quel ripugnante lacerto del mio corpo.

 

E decido di affumicarlo, ormai carne di porco, e poi di congelarlo, surgelato mix di sushee e gorgonzola, per farne trionfante simulacro della mia vendetta.

 

Mi siedo.

 

C'è ora da risolvere un piccolo problema.

La mia gamba senza piede perde sangue e duole un po' e quindi devo curarla e l'avvolgo in un panno morbido e caldo che subito mi rinfranca.

 

E me ne sto seduto, finalmente libero di esplorare col mio naso gli inebrianti anfratti della lussureggiante stagione

E mi rilasso. E rilasso le narici.

 

Sssnnniiifff!

Ahhhhhhhh!

Che pace!

Snif, snif!

Che bontà!

Snif, snif, snif!

Che meraviglioso paradiso aromatico.

 

SSSNNNIIIFFF!!!

 

NOOOOOOOO!!!

 

Ancora lui: il mostro.

Lo sento, l'avverto, mi minaccia, mi tortura.

Il frizer! Chiuso, sigillato. Non può essere lui. È morto, per sempre. Freddato. Sudo, sudo terribilmente; mi giro e mi rigiro ma non me ne capacito. È qui, lo so, ma dove. Dove! DOVEEE?!?

 

A poco a poco riesco a focalizzare. Il mio sguardo e il mio naso si dirigono ancora una volta verso le mie basse estremità.

Allora scopro la verità. L'agghiacciante verità.

Quella puzza aveva finito per contagiare anche il mio innocente, delicato, amorevole piede sinistro.

 

Profilo dello stesso piede destro di cui sopra

 

 

 

ATTO III

PIEDI CON LE ALI

 

L'estate: la sento pulsare nelle vene.

 

È eccitazione, è vagheggiamento, è brio, è elettricità, è caldo, troppo caldo, e sudore e fatica ma è anche gioia e allegria e lussuria e colori e respiro e godimento e orgasmo.

 

È fluido orgasmico.

 

L'estate è tutto questo nella mia mente che a poco a poco si prosciuga.

Il cervello si disidrata, l'anima evapora.

Il corpo si dissangua.

 

Il sangue scorre copioso dalle mie caviglie che più non percepiscono i loro piedi e, a poco a poco, vanno perdendo sensibilità.

Le labbra fremono e freme la pelle al vento che si insinua attraverso quella finestra ancora aperta.

 

È vento d'estate.

 

Quello che, se sei fortunato, riesce a carezzartela la pelle e a farla fremere fino forse a ferirla e ti avvolge e ti solletica l'animo e ti inebria la vita. Di vita.

 

E al tocco di quel vento, i miei piedi, che pencolano appesi a un gancio a mo' di vecchi scarponi, iniziano ad ondeggiare descrivendo ellissi sempre più ampie e precise.

 

E li vedo correre pei campi, sommersi dai girasoli che ridono felici e li accompagnano con canti di gioia che sanno d'epica e di martirio.

 

E innumerevoli bugie riempiono il cielo di bianco al loro passaggio e un vortice di petali li avvolge e li sospinge in alto come girandole a toccare il sole che scherza il bugiardo che non ci riesce al primo soffio.

 

In cielo le nuvole intonano un valzer e i miei piedi iniziano a danzare: ballano, sfumando da una nuvola all'altra, e ogni tanto si pestano, ma non si fanno riverenze. Senza formalità riprendono a danzare e ormai dai calcagni sono spuntate due tenere aluzze bianche.

 

E iniziano a volare, piedi con le ali, e non emanano più alcun odore, capaci anzi di captare e di imprigionare ogni singolo odore della loro amica estate.

 

E le corse nei campi, coi piedi nudi, come nudo era il mio animo, bagnati dal traversare pozzanghere e tuttavia indomiti e felici di correre liberi verso l'ignoto.

 

E le arrampicate sugli alberi a chi faceva prima e a chi arrivava più in alto, per poi dondolarsi spensierati da un fragile ramo e lasciarsi cullare dolcemente dalle tenui note del vento.

 

E i giochi di equilibrio sulle staccionate, pronti a perderlo l'equilibrio e a cadere che tanto le gambe non ci avrebbero tradito ma certo sostenuto.

 

E vedo rifare tutto questo ai miei piedi. Anche senza di me che ormai me ne sto qui, quasi immoto, e sento sempre più freddo e non avverto quasi più dolore.

 

Il pavimento è tinto di rosso, pronto finalmente a fondersi col rosso dell'estate. Come me del resto, che mi preparo ad accogliere la bella Signora e a farmi cullare nelle sue braccia e carezzare dalle sue mani, colme di fiori e di essenze profumate, e ammaliare dalla sua veste rossa che sa di gioia, di caldo e di lussuria.

 

Eccola, la bella Signora. È arrivata.

 

Solo che è di nero vestita, e in mano non porta fiori né essenza profumata: ma una lunga falce argentata.

 

La Mariee

Mark Chagall: La Mariee (1927)

 

 

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