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Ritorno a Pompei Ritorno a Pompei della stravagante Amélie Nothomb è un unico, irresistibile dialogo. Intelligente, acuto, spietato, sarcastico. Del resto, come l'autrice ama definirsi nel corso di questo stesso romanzo, più che una scrittrice Amélie è una dialogista e, attraverso un interminabile scambio di battute con il colto ed intelligentissimo Celsius - Q.I. che si approssima a 200 - mette in mostra le sue straordinarie qualità.
Il tutto prende spunto da un dubbio geniale: se la catastrofe di Pompei non fu semplicemente una casualità, ma piuttosto la spietata macchinazione di una mente diabolica che desiderava ardentemente conservarla nei secoli?
E' Amélie che ha questo folle pensiero e l'ancor più folle idea di parlarne col proprio editore. Da molto lontano, circa sette secoli avanti, riescono a captare queste sue farneticazioni e, considerandole una minaccia per il progetto, decidono di rapirla. Ha allora inizio una conversazione serrata una vera e propria disputa sofistica tra la povera autrice e la mente più geniale del XXVI secolo, quel Celsius il cui unico scopo di vita era stato di mantenere Pompei immune al tempo a costo del sacrificio dei suoi ignari abitanti.
Momenti memorabili cadenzano la discussione durante la quale si mette in dubbio persino la stessa esistenza di Pompei.
Ma forse, come dice Amélie, si deve credere che Pompei esista, semplicemente perchè Pompei è bella ed è vero ciò che è bello. Il resto è invenzione.
La scrittrice belga Amélie Nothomb (Kobe, 1967)
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