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Testa di cane
"Da qualche parte della Germania orientale il mio nonno paterno sta attraversando di corsa una pianura".
Inizia così "Testa di cane" lo stupefacente romanzo d'esordio di un giovane autore danese, Morten Ramsland. Chi ricorda e narra è Asger Eriksson, stralunato personaggio che vive col terrore del buio e delle cantine dove si nasconde il terrificante "Testa di cane".
È un portentoso viaggio nella storia
della sua famiglia, dagli anni trenta in
È un arcobaleno che l'autore ci invita a cavalcare dalla sua fonte sino alla sua fine ove si nasconde l'illusione di scovare la classica pentola d'oro.
È una sinfonia a più voci, le cui melodie vengono scandite con sorprendente abilità e sicurezza.
Sospeso tra Pennac e Jodorosky, "Testa di cane" è uno straordinario crescendo che a poco a poco, ma inesorabilmente, ti cattura e ti emoziona, ti sorprende e ti atterrisce, ti fa sorridere e rabbrividire.
"Testa di cane" è edito da Giangiacomo Feltrinelli e viene venduto al prezzo di Euro 16,00.
Testa di cane - estratto pag.77
Bjork stava stendendo il bucato dietro casa e Orecchie a sventola era andato dall'altra parte a giocare con il suo trenino quando, all'improvviso, si accorse che il cancelletto era spalancato. Di solito era sempre chiuso, ma quel giorno Askild lo aveva lasciato aperto, e Orecchie a sventola fissò meravigliato la strada, che fino a quel momento era stata un territorio inaccessibile, non solo perché aveva l'ordine di restare a giocare in giardino, ma anche perché la possibilità di avventurarsi fuori non gli era mai passata per la mente. Impalato là in qualità di testimone della travolgente espansione del mondo, qualcosa cominciò a nascergli dentro, qualcosa lo chiamava, qualcosa cantava una melodia meravigliosa facendogli dimenticare completamente il trenino. Buttò il giocattolo e si avventurò fuori nel mondo, con una gran voglia di urlare, che aumentò ancora quando sul marciapiede scorse un'incantevole creatura, una bambina di circa sei anni, che si divertiva a tormentare un topolino insieme a due maschietti più piccoli. Orecchie a sventola voleva unirsi al gioco. Quando ebbe percorso un paio di metri, il bambino più piccolo lo vide e puntò un dito nel fianco dell'incantevole creatura. Quella si voltò rivelando una boccuccia di rosa non meno incantevole, che addirittura lo invitava ad avvicinarsi, e gridò: "Ehi, tu, orecchiuto!".
Orecchie a sventola si fermò.
"Sì, tu, Orecchie a sventola! Guarda che dico a te. Riesci a sentire l'erba che cresce, con quelle orecchie che ti ritrovi?" Uno strano silenzio crebbe dentro di lui, e divenne ancora più grande quando i bambini cominciarono a sogghignare ad alta voce: "Dite un po', non ha le orecchie d'asino, quello?" e, rivolgendosi al piccolo Niels junior: "Ehi, caccia a reazione! Attento a non decollare! " .
"Ehi, brutto animale orecchiuto, non devi andare a casa da mammina?” I tre bambini chiassosi non fecero in tempo a entrare nella vita di Orecchie a sventola che già ne erano usciti. Il piccolo Niels fece dietro front e tornò di corsa nel rassicurante mondo di là dal cancelletto.
Un paio di settimane dopo Askild rientrò dal cantiere un po' più brillo del solito.
In quei casi Orecchie a sventola aveva l'abitudine di rannicchiarsi nell'armadietto sotto il lavello, dove il sommesso gorgoglio dei tubi dell'acqua aveva su di lui un effetto calmante. Lì poteva sognare di essere altrove e disegnare piccole figure senza corpo con un mozzicone di matita sull'interno del mobile, quando di là in soggiorno aumentava la maretta. La sera in questione, ad assillare Askild era un problema concreto. Messo alle strette ammise di essere stato licenziato dal cantiere a causa dei suoi progetti disastrosi e di una gran quantità di lamentele da pate di fabbri, elettricisti e capisquadra.
"Zoticoni!" brontolò Askild battendo il bastone contro il pavimento, "porci ignoranti!" "Santo cielo," disse con un sospiro Bjork servendo al marito una tazza di tè forte, "e adesso come facciamo?" Askild ammise che al cantiere era scoppiato un vero e proprio tumulto, erano volate parolacce, e allora che se ne faceva della fascia Milorg e di tutto il resto, se a OsIo nessuno aveva mai sentito parlare del Falegname, il famoso partigiano della Norvegia occidentale?
Le casse da trasloco si ammassarono ancora una volta. Il piccolo Orecchie a sventola, come ormai era stato ribattezzato dal coro della strada, ci si arrampicava sopra e poi si nascondeva all'interno, disegnando figure senza corpo e sparendo in misteriosi mondi fatti di libri, pentole e vecchi vestiti. Un giorno fece capolino da una cassa e domandò: "Ehi, ma dov'è che andiamo?" e Askild, che era seduto davanti a mezzo bicchiere di acquavite con lo sguardo perso nel vuoto, rispose: "Alla ventura, figliolo, avremmo dovuto farlo già parecchio tempo fa" .
Anche davanti alle' case vicino al cantiere navale di Kristiansand, dove la famiglia si trasferì un mese dopo, c'erano cancelletti, bambini che giocavano in strada e un piccolo Niels junior Orecchie a sventola, impaziente di avventurarsi nel mondo.
"Ehi, tu! Ma che bello spettacolo! Un padre col bastone e un figlio con due orecchie che ... ehi! Ehi, a voi cosa sembrano?" "Ehm ... due calamari!" rispose una voce stridula.
"Due frittelle," propose un' altra.
"No, per la miseria, somiglia a un elefante! Non lo vedete? E’ Dumbo Sputato." Orecchie a sventola sentì il ben noto silenzio diffondersi dentro di sé. Se lo ricordava dall' altra volta, ma adesso non voleva tornare di corsa nel rassicurante mondo dall'altra parte del cancelletto. Invece, si fermò a guardare i bambini che giocavano; per un momento loro dimenticarono la sua presenza e cercarono concentrati di calare un amo attaccato a uno spago dentro una fogna. Quando, poco dopo, ripescarono un vecchio sacco, furono di nuovo presi dall'agitazione, e allora si accorsero del piccolo Niels junior davanti al cancelletto.
"Ehi!" gridarono, "che accidenti guardi, Dumbo?" Orecchie a sventola aprì la bocca, perché qualcosa voleva uscire, e gridò il suo primo messaggio al mondo di là dal cancelletto: "Lo sarete voi! ".
"Ah!" rise il ragazzino più grande, che si chiamava Per, "anche le pulci hanno la tosse! Lo avete sentito ... Ehi! Vieni un po' qua e facci vedere le tue orecchie." "Che fate?" chiese Orecchie a sventola raggiungendoli, e uno dei ragazzini gli spiegò che pescavano anguille nella fogna. "Risalgono dal porto, e a volte vengono su dai gabinetti del cantiere," continuò con un'aria di mistero. Quando Orecchie a sventola domandò cosa ci facessero con le anguille, lo guardarono tutti con un'espressione stupida. "Non è solo brutto, è anche scemo," disse Per con un sospiro, e ancora una volta il silenzio si propagò dentro il piccolo Niels junior, fino a quando il ragazzino più piccolo si mosse a compassione e gli disse: "Le mangiamo".
"Puah.''' sbottò Orecchie a sventola, "non vi fanno schifo?" "No, che non ci fanno schifo, Dumbo! Senti, ma non dovevamo dare un'occhiata alle tue orecchie?" domandò Per afferrando Niels junior per un lobo. "Ahi!" gridò Orecchie a sventola, "ahi! ahi!".
"Chi si vuole occupare dell'altro?"
In piedi là, in mezzo a due ragazzini grandi. Orecchie a sventola sentì un gran dolore e gli si annebbiò la vista, mentre aveva l'impressione di essere sospeso nel nulla assoluto. "Vediamo un po' se riesce davvero a volare!" gridò una voce, "vola, Dumbo, vola!" Solo quando gli occhi cominciarono a uscirgli dalle orbite e dalla gola sfuggì uno strano rantolo, i ragazzini lo lasciarono e lui poggiò di nuovo i piedi in terra.
"Ehi, guardate!" gridò un ragazzino, "si muovono, le orecchie, cavolo, riesce a muoverle!" E subito si abbassarono tutti per esaminare le sue orecchie che, per un piccolo miracolo, sembravano intatte e possedevano la misteriosa capacità di muoversi. Si levò un gran mormorio, dopodiché Per, una volta che la sorpresa si fu affievolita, gli diede una pacca sulla spalla dicendo: "Accidenti, scusa. E se ti aiutassimo a dare un aspetto normale a quelle orecchie?" .
"Si può fare?" domandò Orecchie a sventola tirando su col naso, e Per rispose: "Certo, ehi! Prendete il sacco!". Il sacco limaccioso che avevano ripescato dalla fogna fu portato vicino al piccolo Orecchie a sventola, che se ne stava seduto in mezzo alla strada ricolmo di uno strano silenzio in tutto il corpo. Poi Per gli parlò sottovoce: se ti va il sangue d'anguilla negli occhi, diventi cieco; se invece ti va la melma d'anguilla nelle orecchie, queste cominciano a ritirarsi, e con l'indice pescò pigramente un grosso grumo di melma brunastra dal sacco. "Ehi, chi vuole trattare l'altro orecchio?" "lo!" rispose una voce stridula. "No, io!" risuonò un' altra, e si accese una piccola discussione; poi un ragazzino con il moccio verde che gli colava dal naso si conquistò il diritto con la forza e imitando Per estrasse dal sacco una massa puzzolente. "E adesso, ficchiamola nelle orecchie," disse Per, e Orecchie a sventola sentì una sostanza fredda e appiccicosa scendere nei condotti uditivi. "Eh, ma è sicuro ... che funziona?" domandò Orecchie a sventola, e quando i ragazzini annuirono infervorati chiuse gli occhi e rabbrividì. "Ehi, voglio farlo anch'io," disse una voce, una volta finito il primo trattamento. "Anch'io!" s'udì un'altra, ulteriore melma fu tirata fuori, e indici si infilarono in quelle orecchie grandi e infuocate, fino a quando Per disse: "Adesso corri a casa. Se non si rimpiccioliscono, ripeteremo il trattamento domani".
Keith Haring
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