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Ti
prendo e ti porto via
"Un
viaggiatore armato di binocolo che si trovasse a bordo di una
mongolfiera potrebbe vedere meglio di chiunque altro lo scenario
della nostra storia".
È Ischiano
Scalo, forse l'unico vero protagonista del romanzo di Niccolò
Ammaniti, "Ti prendo e ti porto via".
"È
uno strano posto, il mare è così vicino ma sembra lontano mille
miglia. È perché i campi lo respingono oltre quella barriera di
spine. Ogni tanto ne arriva l'odore e la sabbia portata dal vento".
"Ti prendo e
ti porto via" è un noir molto particolare, atipico, intriso di personaggi
caratterizzati da uno stile spiccatamente cinematografico. Sono
bambini, donne uomini, vecchi che hanno la sola colpa di essere
nati. Sfigati che cercano in tutti i modi di prendersi la rivincita
su una vita che pare deriderli continuamente. Il più delle
volte, però, devono arrendersi ad un destino sempre beffardo e crudele.
Sono tanti i
personaggi di questo romanzo ma, come detto, forse c'è un unico vero
protagonista: Ischiano Scalo.
Ischiano
Scalo è un paese immaginario, sovrannaturale burattinaio che si
diverte ad avviluppare in una portentosa ragnatela tutti i
protagonisti delle vicende narrate, imprigionandoli e ostruendo loro
ogni via d'uscita.
Tanto che
l'unico modo per sfuggire ai suoi appiccicosi filamenti parrebbe
essere la resa totale e incondizionata.
Edito da
Mondatori, fa parte della collana dedicata al noir da "La
Biblioteca di Repubblica - L'Espresso".

Mark Chagall: Self portrait
Ti prendo e
ti porto via
- estratto prime pagine
18 giugno
199...
1
È
finita.
Vacanze. Vacanze. Vacanze.
Per tre mesi. Come dire sempre.
La spiaggia. I bagni. Le gite in bicicletta con Gloria. E i
fiumiciattoli di acqua calda e salmastra, tra le canne, immerso fino
alle ginocchia, alla ricerca di avannotti, girini, tritoni e larve
d'insetti.
Pietro Moroni appoggia la bici contro il muro e si guarda in giro.
Ha dodici anni compiuti, ma sembra più piccolo della sua età.
È magro. Abbronzato. Una bolla di zanzara in fronte. I capelli neri,
tagliati corti, alla meno peggio, da sua madre. Un naso all'insù e
due occhi, grandi, color nocciola. Indossa una maglietta bianca dei
mondiali di calcio, un paio di pantaloncini jeans sfrangiati e i
sandali di gomma trasparente, quelli che fanno la pappetta nera tra
le dita.
Dov'è Gloria? Si chiede.
Passa tra i tavolini affollati del bar Segafredo.
Ci sono tutti i suoi compagni.
E tutti ad aspettare, a mangiare gelati, a cercarsi un pezzetto
d'ombra.
Fa molto caldo.
Da una settimana sembra che il vento sia sparito, che abbia
traslocato da qualche altra parte portandosi appresso tutte le
nuvole e lasciando un sole enorme e incandescente che ti bolle il
cervello nel cranio.
Sono le undici di mattina e il termometro segna trentasette gradi.
Le cicale strillano come ossesse sui pini dietro il campo di
pallavolo. E da qualche parte, non molto lontano, dev'essere morta
una bestia, perché a tratti arriva un tanfo dolciastro di carogna.
Il cancello della scuola è chiuso.
I risultati non sono stati ancora affissi.
Una paura leggera si muove furtiva nella pancia, spinge contro il
diaframma e riduce il respiro.
Entra nel bar.
Nonostante si schiatti di caldo, ci sono un sacco di ragazzini
assiepati intorno all'unico videogioco.
Esce.
Eccola!
Gloria se ne sta seduta sul muretto. Dall'altra parte della strada.
La raggiunge. Lei gli dà una pacca sulla spalla e gli chiede: "Hai
paura?".
"Un po'."
"Pure io."
"Smettila" fa Pietro. "Ti hanno promosso. Lo sai."
"Che fai dopo?"
"Non lo so. E tu?"
"Non lo so. Facciamo qualcosa?"
"Occhei."
Rimangono in silenzio, seduti sul muretto, e se da una parte Pietro
pensa che la sua amica è più bella del solito con quella maglietta
di spugna azzurra, dall'altra sente il panico crescere.
Se ci riflette sa che non c'è nulla da temere, che la cosa, alla
fine, si è sistemata.
Ma la sua pancia non la pensa allo stesso modo.
Ha voglia di andare in bagno.
Davanti al bar c'è movimento.
Tutti si risvegliano, attraversano la strada e si accalcano contro
il cancello chiuso.
Italo, il bidello, con le chiavi in mano avanza nel cortile urlando.
"Piano! Piano! Così vi fate male."
"Andiamo." Gloria si avvia verso il cancello.
Pietro ha la sensazione di avere due cubetti di ghiaccio sotto le
ascelle. Non riesce a muoversi.
Intanto tutti che spingono per entrare.
Ti hanno bocciato!
Una vocina.
(Cosa?)
Ti hanno bocciato!
È così. Non è un presentimento. Non è un sospetto. È così.
(Perché?)
Perché è così.
Certe cose si sanno e non ha nessun senso chiedersi il perché.
Come ha potuto credere di essere promosso?
Vai a vedere, che aspetti? Vai. Corri.
Rompe finalmente la paralisi e s'incunea tra i compagni. Il cuore
gli rulla una marcetta furibonda sotto lo sterno.
Sgomita. "Fatemi passare... Voglio passare, per favore."

Claude Monet: Donna col parasole
Commenti
10.09.2007
"E' IL MIO
PRIMO LIBRO... HO 33 ANNI... LO SO LO SO, è TRISTE, PERò MEGLIO
TARDI CHE MAI... SONO CARICO DI EMOZIONI ANCHE A DISTANZA DI GIORNI
DALLA FINE DELLA LETTURA... PAZZESCO, DA ALLUCINO... CON UNA FINE DA
PAURA... INASPETTATA... CAVOLO... DAVVERO NON ME L'ASPETTAVO... UN
PO' MI HA FATTO INCAZZARE PER COME è FINITO... MI SAREBBE PIACIUTO
FAR PARTE DI QUESTA STORIA PER SPACCARE TUTTO E TUTTI... MANNAGGIA
CHE NERVOSO!!EFFETTIVAMENTE NON SONO UNA VALIDO COMMENTATORE VISTE
LE MIE INESISTENTI LETTURE, QUINDI MI TROVO IMPREPARATO AI COMMENTI
TECNICI...
CONCLUDO. LETTURA
CHE MI DA' ANCORA OGGI DA PENSARE AI PERSONAGGI... A PIETRO, GLORIA,
MIMMO... I GENITORI DA SFONDARE A CALCI... DA UNA SCUOLA DA METTERE
A FUOCO E FIAMME... TEPPISTELLI IDIOTI DA BRUCIARE VIVI, COME GLI
AMICI DI CALOGERO, FIGLIO DI DE NIRO NEL FILM ""BRONX"", BRUCIATI
NELLA LORO AUTO DOPO UNO SFORTUNATO LANCIO DI MOLOTOV... E GRAZIANO,
IL MIO MITO... MI SEMBRO IO TRA 10ANNI... FALLITO, IO NN DIREI COSì...
PERO SONO PUNTI DI VISTA... MAH.
PRIMO LIBRO.VOTO:10""
13.09.2007
"Chi sei! Dimmi chi sei!!! Firma se
c'hai coraggio!!!"
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