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Il cortometraggio

Per comprendere cosa sia un cortometraggio, bisogna anzitutto avere un’idea precisa di cosa è il cinema.

Il cinema può essere considerato nei modi più svariati: mezzo di intrattenimento, mezzo di denuncia, mezzo di comunicazione, mezzo di spettacolo, mezzo di propaganda, e così via.

Tuttavia, nello spiegare cosa è il cinema non si deve cadere nell’errore di confondere il significato con il significante.

Tutte le definizione sopra elencate hanno, infatti, un minimo comune denominatore: sono tutti diversi modi di essere e di manifestarsi del cinema ed hanno in comune il fatto che il cinema è un mezzo.

Il cinema è un veicolo di trasmissione.

Ognuno può utilizzarlo come meglio crede.

Ecco, quindi, che il cinema può essere cinema d’azione, cinema di riflessione, cinema di denuncia, il cinema trash, cinema comico, ecc..

Componente essenziale di tutto il cinema è il “linguaggio cinematografico” che permette di distinguere questa forma d’arte da tutte quelle altre manifestazioni audiovisive (programmi televisivi, telefilm, spot pubblicitari, soap opera, ecc.) che, al giorno d’oggi, tendono ad assumere atteggiamenti sempre più invasivi ed intrusivi della nostra sfera privata, attraverso un bombardamento di immagini e suoni quasi sempre insensato ed opprimente.

Il linguaggio cinematografico è essenzialmente un linguaggio comunicativo.

Il cinema ha una componente narrativa, in quanto i film tendono a narrare qualcosa.

Ma il cinema ha anche una potentissima componente espressiva che viene messa al servizio del narrato.

Questa componente espressiva è il linguaggio cinematografico, vera e propria summa di innumerevoli arti comunicative: regia, fotografia, scenografia, suono, montaggio, recitazione, costumi, trucco.

Il linguaggio cinematografico è l’insieme armonico di tutte queste componenti.

Peraltro, perché il linguaggio audiovisivo possa dirsi cinematografico è essenziale che tutte le componenti di cui sopra, oltre a costituire un insieme armonico, siano funzionali al narrato. Ciò vuol dire che ogni componente comunicativa di tale linguaggio deve essere assolutamente giustificata dalle particolari esigenze che, di volta in volta, presentano la sceneggiatura e l’interpretazione che il regista ne fa.

Quell’inquadratura stretta, quella particolare luce, quella stravagante scenografia, quel frenetico montaggio, quella recitazione sopra le righe, tutto deve essere rigorosamente funzionale a ciò che si narra e a ciò che si vuole comunicare.

Allora, il linguaggio cinematografico è una perfetta sintesi e un’assoluta simbiosi tra il narrato, che altro non è che il contenuto, e l’espressione, ovvero il contenente.

Un montaggio d’effetto, una fotografia che risalta, una serie di inquadrature originali che non siano, però, giustificati da esigenze narrative, espressive e comunicative, saranno assolutamente gratuiti, avranno solo valore in sé e, tuttavia, l’opera di cui fanno parte non potrà fregiarsi della livrea di linguaggio cinematografico.

Il cortometraggio agevola una maggiore cura del dettaglio e consente all’autore, che generalmente dispone di scarsi mezzi, di rivolgere una maggiore attenzione al tentativo di raggiungere quell’armonia e quella funzionalità che stanno alla base del linguaggio cinematografico.

Esso è, al tempo stesso, una forma espressiva autonoma ed alternativa che permette all’autore di esprimere concetti che non avrebbero lo stesso impatto e la stessa efficacia in un lungometraggio.

Il cortometraggio, allora, è un microcosmo che racchiude in sé una potenzialità espressiva analoga a quella del cinema e che nasconde nella sua brevità una forza dirompente.

Per diffondere la cultura del cortometraggio nel nostro territorio e far conoscere questa innovativa e attuale forma d’arte, UvaSpina ha deciso di organizzare un concorso intitolato: Festival UvaSpina del Cortometraggio.

 

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