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Il gabbiano è, probabilmente, il più importante lavoro teatrale di Čechov, geniale scrittore russo vissuto a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Il gabbiano è l'uccello per antonomasia: vola libero nel cielo sconfinato ove descrive traiettorie imprevedibili, senza limiti né confini, metafora del vivere eccellente, al di là di ogni compromesso e in assoluta libertà da vincoli e catene, psicologiche o fisiche, proiezione mentale del corretto modus cogitandi, del pensiero assoluto e superiore. E tuttavia, tutti i personaggi de "Il gabbiano" sembra vivano una vita mediocre, fatta dell'estenuante bisogno fisico dell'altrui consenso, dell'altrui accettazione ed intrisa inutilmente di velleitari tentativi di alzarsi al di sopra della propria misera condizione.
Ci sono Nina e Kostia che, al pari di tutti gli altri personaggi, hanno una spiccata sensibilità artistica e credono che basti desiderare ardentemente qualcosa perchè si realizzi; si illudono delle proprie capacità artistiche e vagheggiano l'una di raggiungere la fama, la fama vera, chiassosa, clamorosa, l'altro di rivoluzionare il teatro attraverso incomprensibili nuove forme. Ci sono l'Arkadina e Trigorin, che loro la fama l'hanno già raggiunta e probabilmente possiedono realmente un acceso talento artistico, ma che vivono sempre in una nebbia, senza spesso capire quello che fanno, e, credendo di poter traslare nel viver quotidiano la realtà teatrale e di poter fare della propria vita un'opera d'arte, recitano sempre e comunque con tutti. Ci sono Sorin e Dorn che sono consapevoli di non essere stati visitati dalle muse come succede agli artisti nel momento della creazione, e che tuttavia avrebbero preferito prendere il volo verso più alte sfere, perchè magari loro stanno bene così ma, in fondo, nella loro vita gli sarebbe piaciuto diventare anche dei piccoli scrittori, in definitiva. Ci sono Polina, Masa e Medvedenko che la loro massima aspirazione artistica si chiama amore, ma è un amore impossibile, un amore senza speranza che esiste solo nei romanzi (e non è forse un romanzo la vita in cui tutti i personaggi dell'opera sono avviluppati?), un amore che fa immaginare un'unica possibile soluzione: usare la frusta con se stessi, per strapparlo via dal cuore con tutte le radici. Ci sono Samraev e Jakov che magari loro sono personaggi sui generis nell'opera cechoviana ma che con la loro quotidianità, con la loro realità non fanno che continuamente ricordare, a noi e ai loro compagni, che forse l'essere umano farebbe bene a non illudersi troppo sull'importanza della propria esistenza e ad evitare di volare troppo in alto: le ali potrebbero improvvisamente prendere fuoco.
In tutto questo c'è la secolare antitesi sogno-realtà che, contestualizzata, può essere anche vista come l'antitesi tra la sensibilità artistica dell'uomo e le sue reali capacità, spesso non adeguate alle sue aspirazioni. Da una parte l'avvertire come ineliminabile l'esigenza quasi innata di esprimersi in modo creativo ed originale, di fare qualcosa di importante, di lasciare un'impronta indelebile lungo il breve e friabile sentiero della nostra esistenza; dall'altra l'impattare con la dura realtà, il rendersi conto della propria mediocrità e dell'incapacità di migliorare la propria condizione, di distinguersi da tanti altri uomini mediocri che si affannano a scrutare il cielo (Io non valgo più nulla, sono un mediocre, sono un essere insignificante come tanti, un fallimento, nessuno..., dirà Kostia nel corso del secondo atto).
Il gruppo UvaSpina, facendo propri i pensieri e le esigenze avvertite dallo stesso Čechov, ha tentato di imprimere al lavoro una direzione ben precisa, puntando su quell'entusiasmo giovanile, su quella freschezza, quella spontaneità e sobrietà che l'autore stesso riteneva necessari per affrontare un testo tanto complesso e difficile quale è “Il gabbiano”.
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Note di regia a cura di Luca Mauceri Con Il gabbiano si apre una nuova fase per il gruppo UvaSpina deciso a continuare con sempre maggiore serietà ed attenzione il cammino teatrale. Da qui la scelta di confrontarsi con un classico del teatro di tutti i tempi, uno dei più difficili in assoluto, ricco di monologhi profondi e dalle temperature ardite, pieno di ironia e di melanconia, un testo dove ogni attore è costretto ad un lavoro meticoloso, scrupoloso che non concede nulla. Gli attori sono impegnati in una costante ricerca di ritmo e di temperatura per far sì che il testo non si appesantisca ma scorra fluido e leggero per gli spettatori.
Quattro atti densi di parole e dall’apparente staticità sono messi in discussione attraverso una ricerca specifica sul movimento, sui toni vocali e sulla leggerezza delle parole. Ridere, sorridere, gioire nella tristezza delle riflessioni che Cechov lancia in continuazione. Contrasti, bisticci futili, sogni, ambizioni, frustrazioni, incomprensioni veleggiano all’interno dell’opera dandoci l’immagine di tanti poveri naufraghi dispersi nel mare dell’esistenza. L’incomunicabilità tra i personaggi, l’incapacità di comprendere l’altro, la disabitudine ad ascoltare sono i cardini di una trama che apparentemente non va da nessuna parte, di un tempo che sembra non trascorrere e avvolgersi mortalmente su se stesso.
Tuttavia si ride, ci si diverte, si cerca di valorizzare al meglio tutti gli spunti del testo per trasportare dolcemente lo spettatore dentro il dramma individuale delle coscienze. Se ci si aspetta un tradizionale impianto borghese si è largamente fuori strada. La messa in scena di Luca Mauceri sperimenta differenti codici espressivi. Gli attori rotolano, compongono strane processioni di follia, giocano con il grottesco, tessono trame con i corpi nello spazio, usano i veli per nascondere o per sognare, spostano oggetti, ammiccano al pubblico... Il classico salotto ottocentesco è rotto e riproposto come grande metafora esistenziale.
APPROFONDIMENTI
LE PROVE IN VIDEO
Tutto il lavoro di preparazione dello spettacolo è stato filmato perché potesse essere raccontato attraverso un film/documentario che ripercorresse brevemente le fondamentali tappe di crescita del gruppo.
In queste pagine è possibile visionare e scaricare alcune delle prove dei vari atti del Gabbiano: un servizio che, di certo, sarà utile soprattutto agli attori i quali, rivedendo le proprie performance, potranno rendersi conto degli errori e cercare di correggerli.
- giovedì, 12 aprile 2007 Vengono provati I e II atto: di seguito i dialoghi di alcuni protagonisti.
ATTO I Masa - Medvedenko Kostia - Nina Dorn - Kostia Dorn - Masa
ATTO II Arkadina - Masa Sorin-Dorn Arkadina - Samraev Polina - Dorn Nina - Kostia
- Venerdì, 2 marzo 2007 Viene provata una filata del secondo atto. I tre files fanno riferimento all'inizio, sino all'uscita di Polina e di Dorn, alla parte centrale, riguardante soprattutto l'incontro\scontro tra Nina e Kostia, e alla fine, relativa all'incontro tra Nina e Trigorin.
I CHICCHI DEL VENERDI' SERA
In questa sezione vengono raccolte le migliori perle direttamente dalle prove de Il gabbiano, le scene più divertenti, i momenti più coinvolgenti, le battute più memorabili.
- Venerdì, 16 febbraio 2007 Giunto un po' in ritardo, ma merita. Eccome, se merita! Gli attori fanno il loro trionfale ingresso. Sono guidati da uno strepitoso Giovanni.
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- Venerdì, 16 marzo 2007 Breve scambio di battute e di effusioni a tre: Arkadina, Trigorin e Luca Mauceri.
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- Venerdì, 2 marzo 2007 Presentiamo, anzitutto, un breve scambio di battute tra Irina Arkadina e suo fratello Sorin che avviene nel corso dell'atto III.
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LE FOTO DELLE PROVE
Qui raccogliamo le foto tratte dalle prove de Il Gabbiano. Sono state realizzate da Emiliano Serapiglia. Pubblicate altre foto delle prove: Il gabbiano ingabbiato.
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