(...) uvaspina, ha detto.
Ho ripetuto che secondo me non avevamo speranza,
che era inutile continuare e lei ha detto sì,
senza aprire gli occhi.
Le ho chiesto di guardarmi e dopo un momento...
dopo un momento lo ha fatto, ma gli occhi erano due fessure,
per via del sole.
Mi sono curvato su di lei per farle ombra e allora si sono aperti...
M'hanno fatto entrare.
Andavamo alla deriva in mezzo alle canne e ci siamo arenati.
Come si piegavano, sospirando, davanti alla prua!
Mi sono disteso su di lei, la faccia sul suo petto, la mano su di lei.
Stavamo là, sdraiati, senza muovere.
Ma sotto di noi tutto si muoveva, e ci muoveva, dolcemente, su e giù,
da un lato all'altro.
Dopo mezzanotte. Mai sentito tanto silenzio.
La terra potrebbe essere disabitata.
Qui termino questo nastro. Scatola... tre, bobina... cinque.
Forse i miei anni migliori sono finiti.
Quando la felicità era forse ancora possibile.
Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora.
No, non li rivorrei indietro.
Samuel Beckett, "L'ultimo nastro di Krapp"