Spetta

coli HomePage

Ultime lettere da Stalingrado

 

Stalingrado, vigilia di Natale del 1942

Le truppe tedesche della VI Armata si apprestano a trascorrere un altro Natale lontano da casa.

Le notizie di un'avanzata dell'esercito sovietico si sono rivelate del tutto fondate e ormai non si attende altro che l'offensiva finale dei russi.

Il rigido inverno ha fiaccato la resistenza dei tedeschi. Il Don e il Volga, del tutto ghiacciati, impediscono i rifornimenti di viveri e carburante.

La città, ammantata di neve, sembra un presepe: immobili come statuine, decine e decine di cadaveri giacciono per la via.

Ovunque, nelle strade principali ma anche nei vicoli e nei cortili, ardono deboli focolai: tutto quello che può essere bruciato viene dato alle fiamme. Anche i cadaveri.

I soldati tedeschi muoiono di freddo e di fame: i cadaveri vengono bruciati oppure divorati da topi e cani.

Nonostante l'orrore e la disperazione, diversi soldati si apprestano a trascorrere la vigilia di Natale.

C'è chi tenta di addobbare abeti rinsecchiti con moccoli di candela; chi cerca di rimediare la cena rubando qua e là del rum, del prosciutto e della gelatina, o preparando frittelle con farina, acqua e sale; chi legge il vangelo ai compagni e dà poi loro del pane nero e secco, come fosse il corpo del Cristo; chi scrive l'ultima lettera al padre, alla moglie, all'amante.

 

Il gabbiano

 

 

Il gabbiano è, probabilmente, il più importante lavoro teatrale di Čechov, geniale scrittore russo vissuto a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Il gabbiano è l'uccello per antonomasia: vola libero nel cielo sconfinato ove descrive traiettorie imprevedibili, senza limiti né confini, metafora del vivere eccellente, al di là di ogni compromesso e in assoluta libertà da vincoli e catene, psicologiche o fisiche, proiezione mentale del corretto modus cogitandi, del pensiero assoluto e superiore.

E tuttavia, tutti i personaggi de "Il gabbiano" sembra vivano una vita mediocre, fatta dell'estenuante bisogno fisico dell'altrui consenso, dell'altrui accettazione ed intrisa inutilmente di velleitari tentativi di alzarsi al di sopra della propria misera condizione.

 

In tutto questo c'è la secolare antitesi sogno-realtà che, contestualizzata, può essere anche vista come l'antitesi tra la sensibilità artistica dell'uomo e le sue reali capacità, spesso non adeguate alle sue aspirazioni. Da una parte l'avvertire come ineliminabile l'esigenza quasi innata di esprimersi in modo creativo ed originale, di fare qualcosa di importante, di lasciare un'impronta indelebile lungo il breve e friabile sentiero della nostra esistenza; dall'altra l'impattare con la dura realtà, il rendersi conto della propria mediocrità e dell'incapacità di migliorare la propria condizione, di distinguersi da tanti altri uomini mediocri che si affannano a scrutare il cielo (Io non valgo più nulla, sono un mediocre, sono un essere insignificante come tanti, un fallimento, nessuno..., dirà Kostia nel corso del secondo atto).

 

Il gruppo UvaSpina, facendo propri i pensieri e le esigenze avvertite dallo stesso Čechov, ha tentato di imprimere al lavoro una direzione ben precisa, puntando su quell'entusiasmo giovanile, su quella freschezza, quella spontaneità e sobrietà che l'autore stesso riteneva necessari per affrontare un testo tanto complesso e difficile quale è “Il gabbiano”.

 

Questa sera si recita a soggetto

 

Questa sera si recita a soggetto è stato proposto dai ragazzi del Gruppo UvaSpina con l'ormai solita originalità, divenuta un vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo. 

 

In teatro va in scena l'ultima opera di Pirandello, tra mugugni del pubblico e polemiche sollevate  dalla compagnia di attori. Il dottor Hinkfuss è il regista dello spettacolo che traduce in quadri e scene dallo spiccato gusto spettacolare. Gli attori, però, rifiutano di assoggettarsi a lui e reclamano il primato della spontaneità sul freddo gioco scenico.

Si sviluppa così una fitta polemica sulla regia del Novecento. Il dramma può procedere solo quando gli attori possono recitare liberamente, facendosi interpreti appassionati della drammatica trama.  

Grande successo ha ottenuto la prima dello spettacolo andato in scena il 21 Ottobre 2005 presso il cinema teatro di Isola del Liri.

 

Il rinoceronte

Il rinoceronte è uno spettacolo tratto dalla piece teatrlae di Ionesco. Tra il 2004 e il 2005 è stato replicato tre volte. 

Il drago

 

Il drago fu portato in scena nell'ormai lontano 2003.

 

L'ispettore

 

L'indimenticabile primo spettacolo del gruppo che sarebbe poi diventato 'UvaSpina'. Tratto dall'opera di Gogol.

HomePage

Associazione

Via Villa Carrara

postmaster@uvaspina.com 

UvaSpina

22, Sora (FR)

347 / 27 19 212